Nessun viso a coprire il mio; il calore delle mani è lontano; i ricordi

che si trascinano riguardano altre vite; le stanze dai calori rotondi

le luci che avvolgono le creature vive che amano

i loro letti di ambra, le loro meravigliose ambizioni,

i gioielli, gli amori

riguardano altri

sono altre dimensioni, altre stanze

altri destini;

io indietreggio rasoterra

e pieno di cerchi grigi

mi trascino

con un sorriso che è il giogo

il mio padrone, il gorgo

il corpo spiritato dalle costole incorrotte

E’ l’unico rimasto ad adorarmi

e mi adorerebbe morto su di una grata

Se solo potesse permettersi-

Ma io so

che attende in silenzio

il suo momento.

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Terminato lo scontro, dopo esserselo mangiato- trascinò il corpo deforme e mutilato lontano dai loro occhi, lontano dagli edifici con i bambini sciocchi a guardare alla finestra, e puntare le dita appiccicose sul ventre molle e rosso a perdere muco- a poco a poco diventava meno umano; si stava trasformando.

Non era una trasformazione eclatante, non sarebbe diventato un super eroe. Stava diventando nulla e gradualmente perdeva le ragioni della sua vita dall’ombelico

(l’ombelico a piangere e ricordare i giorni della madre

il primo, dopo essersi separati,

e poi gli altri, durante il bagnetto, con la febbre a trentanove

provò pena per se stesso

per tutti quei ricordi che lo riassumevano senza che si potesse dire

provò pena per sua madre che lo aveva generato)

perdeva lacrime dall’ombelico che in comunicazione con gli occhi ne regalava bicchieri in onore al cielo del loro dio misericordioso- temuto altrove, ma là dentro, dentro… quando si ha bisogno di essere difesi, ecco…

ma perchè necessitare di qualche cosa, una cosa qualsiasi

(ecco, piangere, piangere, non devi

così perderai più facilmente l’ombra e i polsi, ti ridurrai in fretta

sarai solo una fetta secca di carne dimenticata tra le pareti grigie della città

e i suoi bimbi crudeli in bombetta e ventiquattr’ore)

pensò ancora che i giovani erano sempre stati impietosi con chi soffre (forse una citazione?). Ogni volta che si era espresso era stato, dai, non lamentarti, hai rotto le palle. Ma, nonostante poi non fosse vero, loro non si erano sentiti assurdi pezzi di una carta da pareti gialla su cui avevano spento dozzine di sigarette ridendo, alla vista delle crepe di orrore che attraversavano la sua superfice; avevano chiamato in qualche modo quella parete e poi avevano usato quei buchi-

poi se ne era andato, la sua testa aveva voltato le spalle e girandosi si era dimenticato, nelle orecchie una bella ninna nanna, si era dimenticato tutto

ma purtroppo era dovuto tornare

pietà a lui, pietà alla madre, pietà alla sorella!

Divenendo sempre meno si accorse della pressione alla testa, o, per meglio dire, dal busto in su. Cominciava a sentirsi come la parte in alto dell’universo. Sentiva una tensione che per intensità era pari solo all’indifferenza che sorrideva alle sue giunture e ai coglioni.

Ma a cosa servirebbero tutti questi piaceri se vivere fosse un unico solo piacere?

Meno umano non smetteva di pensare e vedere; il sangue aveva attraversato mezza strada, scappava anche lui, che poteva.

I bambini che non capivano non smettevano di ridere e tutti gli altri non dicevano di no.

Così noi deperiamo

sulle strade maestre

degli orrori ambulanti che non ci capiranno mai

e disprezzeranno i nostri corpi come chiodi ignobili disposti a niente.

Non c’è niente in me

o qui dentro, solo la televisione

e la quotidianità che non smette un secondo

nella sua ossessiva praticità

di lavare, stendere, pagare bolli

è così per tutti e se ti rifiuti non hai senso

e se pensi non abbia senso

ammazzati, tanto lo faranno loro

con il tempo, in ogni caso.

Essere vuoti e senza parola, come

essere soli, una gabbia in un edificio che conta un solo corpo

e non uno in più, ma per oggi va bene, hai già sprecato troppe parole

non ti resta che vedere e farti attraversare dalla fretta

le buste della spesa la vecchiaia

-le chiacchiere orribili sul futuro, io non voglio futuro e giovinezza

né un passato, né la morte

né una vita-

lasciarti attraversare dai loro organismi, i necessari

a mandare avanti tutto.

Non la sento da un po’ perchè i nostri mondi si sono allontanati tanto. Lei e i suoi battesimi,

ma io non possiedo niente, non ho aggiunto niente dall’ultima volta che ci siamo visti-

perchè la dovrei vedere? Perchè impiegare il mio tempo a deluderla?

Non mi guarderà come si guarda uno scarto da marciapiede- nemmeno un progetto, penserà,

solo chiacchiere da adolescente- non mi guarderà come una creatura assurda, spenta o di un

colore incomprensibile?

Non nasconderà il suo disappunto quando gli parlerò dei ragazzi che frequento senza ragione?

Qualche volta che si voglia bene a qualcuno è un conto, che ti vogliano bene è un altro; non voglio costringerla a guardare nel fondo di questo barattolo acido- lasciamo che contempli i visi che popolano il pianeta in cui si è trasferita, i soggetti da battesimo e poi gli impegni, il bollo dell’auto, i risparmi.

Sono lo gigantografia di un cancro, la risata senza senso, il nervo che trabocca

il tendine che anchilosato condanna pietà mentre la riceve, poi ne piange la mancanza quando non c’è

sono il sottile dito che tortura le vostre visioni, sono la serva, non sono nulla, il segno dei tempi

non sono altro che quello che penso di non essere

e quel che sono manca in me come la presenza di una morte orribile

sono quello chiuso in una casa a tre metri di terra

sono quello che vorrebbe essere l’orfano mancato

orfano mancato per mancare da schiavo

ma il cui petto

soffre d’amore

e poi l’odio per l’indifferenza, una sedia più in là

soltanto un bambino e sono rimasto un bambino

ma i corridoi delle estasi cerebrali

si sono moltiplicati in orgasmi e vetri in ordini scritti ed agghiaccianti

sono il labirinto: scappa lontano da me, se non vai bene

sarò senz’altro la carne che indosserai, se mi sarai fratello

perchè un bambino non conosce le sfumature delle emozioni-

come carne potrei solo scaldarti o aprire la bocca

aspettandoti da dentro.

A momenti torneranno e non so come comportarmi. La maschera è pronta,

è pronto il costume? Preparo l’espressione del viso fissa, a sorreggermi

il lubrificante alle giunture a darmi un’aria volenterosa

ordinerò al dolore di farsi da parte e di offire alla menzogna (oh, così necessaria)

la sua destra, che si facessa da parte per la scena.